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A proposito di libertà del cristiano.... PDF Stampa E-mail
Scritto da mariella   
mercoledì 21 gennaio 2009

Vorrei condividere con voi questo documento che ho trovato in rete e che, devo dire, mi ha fatto molto riflettere. Con affetto Mariella Menga

La regola di vita del cristiano,
di M. Roberts
Il dono di Cristo è la liberta: in che modo, però la libertà è compatibile con le “regole”
della vita cristiana? L’abuso della libertà. Che si intende per “libertà”? I dieci comandamenti
come salvaguardia della libertà. La Legge morale. L’ubbidienza per amore. Il cristiano è
guidato dallo Spirito Santo o dalla Legge? Legalismo?
Uno dei privilegi più preziosi della vita del cristiano è la sua libertà spirituale. Non è più
servo del peccato. 

Non è più soggetto alla podestà di Satana. La sua coscienza non è più
schiava di tradizioni umane o di rituali. Questa libertà si contrappone radicalmente allo spirito
servile che può essere trovato in altre religioni. Essa si pone in contrasto con le superstizioni
che sfigurano le usanze di gran parte della razza umana e che ostacola una grata e gioiosa libertà
di mente e di cuore.
La libertà del cristiano è la conquista pagata per lui a caro prezzo dalla Croce di Cristo
ed essa deve essere protetta gelosamente. Nessuna altra libertà è così feconda di benedizioni
per la personalità umana come quella che Cristo impartisce a tutti coloro che sono Suoi devoti
discepoli e servitori.
Quando scopriamo la nostra libertà in Cristo, però, diventiamo consapevoli come essa
sia un privilegio del quale pure si può facilmente abusare. Per usare le parole dell’Apostolo, il
problema è apprezzare si di “essere stati chiamati a libertà”, senza però giammai osare “fare
di essa un’occasione per vivere secondo la carne” (Ga. 5:13). La libertà comporta dei limiti,
la libertà ha dei confini.
Il cristiano può godere di una libertà da regole ben maggiore di quella che aveva il credente
nell’Antico Testamento. Essa è fonte per lui di grande gioia, ma comporta anche notevoli
responsabilità. Un figlio che raggiunge la maggiore età può godere di una libertà maggiore
di quella che aveva da minorenne, ora, però, ci si aspetta pure da lui che egli sia più maturo
nel modo in cui esercita la sua libertà. Non c’è padre che permetta che la libertà si trasformi in
licenziosità, e Dio non ne è eccezione. Persino la libertà possiede le sue regole, sagge e buone.
C’è qualcosa, però, al riguardo della stessa parola “regola” che sembra essere per noi
una minaccia e gettare un’ombra sulla nostra gioia. Lo spirito cinico che è profondamente radicato
nell’animo umano ci porta ad osservare come la nostra libertà in Cristo non sia dopo
tutto così “libera” se deve essere limitata da regole e leggi. “Che razza di libertà potrebbe mai
essere quella di un cristiano, se essa deve essere, limitata da regole?”. E’ una domanda che
certamente sarà venuta più volte in mente ai cristiani immaturi e ai denigratori della nostra fede.
La risposta a questa domanda è porre attenzione a che cosa si intende per “libertà”. In
un mondo dove non c’è Dio (se un tale mondo esiste veramente) libertà significa vivere assolutamente
come meglio ci aggrada. Laddove, infatti, non esiste alcun criterio assoluto di bontà
e di verità, tutto è vero e nulla è falso. Naturalmente questo è il sogno dell’ateo: avere un
mondo privo di regole, leggi e regolamenti, dove si può fare tutto ciò che si vuole senza timore
di giudizio o di una cattiva coscienza. Se riflettiamo però meglio, dovrebbe apparirci chiaro
come una tale “libertà” sarebbe più terribile che la prigione a vita.
La “libertà” dell’uomo in un mondo privo di regole o di leggi, sarebbe infatti la “libertà”
della giungla o delle profondità del mare, là dove il più forte sbrana il più debole ed più
grosso si nutre del più piccolo. Sarebbe un’esistenza da incubo. Un mondo dove non vi fosse
paura di castigo sarebbe un mondo dove prevarrebbe solo la paura.
Il termine “libertà”, quindi, non dovrebbe essere inteso implicare l’assenza di leggi, ma
l’osservanza della legge. La libertà inizia là dove la legge viene osservata, non dove essa viene
abolita. Sono libero di viaggiare e vivere in pace laddove so che la legge protegge me e la
mia famiglia, i miei vicini la rispettano ed essa viene fatta rispettare contro qualsiasi possibile
trasgressore.
Lo stesso è per il cristiano nel mondo. Egli comprende che la sua vita è circondata dalle
leggi buone e benigne di un Dio santo e potente. I Dieci Comandamenti non sono un giogo di
ferro da portare sul collo, ma vivere sulla terra in un contesto di felicità e di serenità. Non potremmo
vivere più felicemente senza i Dieci Comandamenti di quanto potremmo vivere in sicurezza
senza la legge di gravità. Proprio come la gravità di ancora sicuramente alla nostra
dimora terrena, così LA LEGGE MORALE di Dio è stata stabilita per impedirci di fare del male
a noi stessi ed agli altri. La Scrittura dice: “la legge è santa, e il comandamento è santo,
giusto e buono” (Ro. 7:12).
La sola ragione per cui “le regole” vengono percepite come un limite alla nostra libertà
è perché non ne comprendiamo la loro vera natura. Esse ci sono state date da Dio non per restringere
la nostra libertà, ma per definirla e salvaguardarla. I primi tre comandamenti1 ci danno
libertà dalle false religioni. Il quarto ci dà un giorno libero in cui rendere culto a Dio ed
avere beneficio per la nostra anima ed il nostro corpo. Il quinto comandamento ci libera dalla
tirannia autoritaria. Il sesto difende la nostra vita. Il settimo la nostra castità. L’ottavo la nostra
prosperità. Il nono la nostra reputazione. Il decimo i nostri pensieri segreti.
I Dieci Comandamenti sono bastioni per proteggerci dalla schiavitù e dalla miseria che
il peccato – in tutte le sue forme – riduce gli uomini ogni qual volta essi cercano di vivere
senza legge.
Il modo migliore per considerare la Legge morale di Dio è quello di vederla come la
formula celeste per avere felicità sulla terra. Diciamo questo non nel senso che seguire la
Legge morale ci possa far conseguire salvezza eterna, ma che, una volta salvati essendoci affidati
alla Persona ed all’opera di Cristo, essa ci mostra il tipo di vita dove può essere trovato
ogni bene. “Grande pace hanno quelli che amano la tua legge e non c'è nulla che possa farli
cadere” (Sl. 119:165).
La “grande pace” che ottengono i credenti che amano la legge di Dio fluisce verso di loro
come una ricompensa interiore del loro gusto nel fare la Sua volontà. Questa “grande pace”
è proprio quella che dà al credente il suo senso di libertà. La libertà è quella di un’anima colma
di benedizioni ed un godimento sentito dell’amore di Dio.
Vi sono parole di Cristo che rendono molto chiaramente questo punto: “Chi ha i miei
comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo
amerò e mi manifesterò a lui” (Gv. 14:21). Se come cristiani abbiamo ma i sentito i comandamenti
di Dio come una limitazione della nostra libertà, certamente non lo possiamo fare
quando comprendiamo queste parole del Cristo!
1 La numerazione del Decalogo corrisponde naturalmente a quella ebraica e delle Chiese riformate.
La regola di vita del cristiano, 3/4
La promessa citata prima del Cristo ai cristiani è troppo preziosa e non dovremmo leggerla
frettolosamente. Il Signore ci vuole dire questo: “Se vuoi godere il senso del mio amore
nella tua vita, tu, come cristiano, devi mostrare il tuo amore verso di me, il tuo Salvatore, osservando
diligentemente le mie Leggi morali”. E’ chiaro che i Dieci Comandamenti così assumono
un ruolo vitale nella vita del cristiano. Essi sono la via lungo la quale dobbiamo
camminare, l’aria che dobbiamo respirare, l’elemento in cui dobbiamo vivere. Per dirla con
una sola parola, dovremmo dire che la Legge morale è la regola vita del credente. Il Salmo
19:11 dice infatti: “Anche il tuo servo è da essa ammaestrato; v'è gran ricompensa a osservarla”
(Sl. 19:11).
Lo Spirito Santo dato ad ogni credente è l’autore di ogni nostra benedizione e Colui che
nutre la nostra vita spirituale, ma Egli non è la regola della nostra vita. Se diciamo che è lo
Spirito Santo ad essere regola della nostra condotta, diventiamo solo preda di ogni umore passeggero
e di ogni capriccio fugace. E’ la popolare, ma ingannevole regola del “vai dove ti porta
il cuore”. “Ho sentito l’impulso a fare questo? E’ la sollecitazione dello Spirito. Devo ubbidire”.
“Non ho sentito forse di essere spinto ad andare qui o là? E’ Dio che mi sta conducendo
in questo senso, e quindi devo ubbidire”. “Ho sentito nel mio cuore un caldo pulsare. Sono
stato guidato in quel modo”.
In questi e in simili modi i cristiani ragionano quando fanno dello Spirito la regola della
loro vita. Non necessariamente che lo Spirito Santo non li guidi veramente a prendere delle
decisioni, ma i credenti tendono a pensare così quando guardano solo ai loro sentimenti interiori
come regola della loro vita.
Il modo che lo Spirito Santo usa per guidarci non è soggettivamente secondo i nostri
sentimenti, ma oggettivamente attraverso la Bibbia. Lo Spirito Santo rivolge sempre il nostro
sguardo a Cristo, alla Parola. Qualunque possano essere le esperienze eccezionali di un cristiano,
esse non devono essere rese la norma.
Non è legalismo cercare di osservare la Legge morale di Dio coscienziosamente, se noi
l’osserviamo nella prospettiva di Cristo e per amor Suo. “Se uno mi ama, osserverà la mia
parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui” (Gv. 14:23);
“Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv. 14:15). L’abuso di qualcosa non
pregiudica che possa essere usata in modo corretto. Il fatto che vi siano Farisei che osservano
la Legge morale in modo legalistico, non è ragione sufficiente per cui i cristiani non dovrebbero
osservare la stessa in uno spirito giusto.
La nostre ragioni per osservare la Legge di Dio come regola della nostra vita sono mo lte.
In primo luogo siano chiamati a farlo da Cristo al fine di manifestare quanto sia genuino il
nostro amore per Lui. In secondo luogo, la Legge è modello d’amore verso il nostro prossimo:
“L'amore non fa nessun male al prossimo; l'amore quindi è l'adempimento della legge” (Ro.
13:10). In terzo luogo la Legge morale è il criterio della santità del cristiano: “Da questo sappiamo
che l'abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Io l'ho conosciuto
», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva
la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente completo. Da questo conosciamo che
siamo in lui: chi dice di rimanere in lui, deve camminare com'egli camminò” (1 Gv. 2:3-6).
L’ubbidienza è più che cortesia. Dobbiamo a Dio dedizione e sottomissione di tutto
cuore. La Sua Legge ci obbliga a conformarci alla Sua volontà nel modo più perfetto possib ile.
In pratica questo significa che noi dovremmo guardare ai Dieci Comandamenti come al più
grande criterio di perfezione rispetto al quale noi dobbiamo sforzarci di conformarci. La nostra
beatitudine nel tempo e nell’eternità è legata al nostro atteggiamento verso la Legge morale.
“corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Ge-
La regola di vita del cristiano, 4/4
sù” (Fl. 3:14). Quando noi scopriamo nel nostro cuore indolente riluttanza ad ubbidire alla
Legge morale, dovremmo gridare a Dio in preghiera per poter avere la grazia di amarla e di
osservarla maggiormente. Anche l’apostolo Paolo, al culmine delle sue capacità, scrisse: “Infatti
io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l'uomo interiore, ma vedo un'altra legge
nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della
legge del peccato che è nelle mie membra” (Ro. 7:22,23).
Il cristiano considera i Dieci Comandamenti come la regola perfetta che Dio ha dato alla
sua vita (Sl. 19:7). Fintanto che saremo nel corpo certo non saremo mai all’altezza di ubbidirvi
del tutto, ma se non ci scoraggiamo o rinunciamo a farlo, continueremo a fare meglio di
quanto abbiamo fatto in passato.
L’ubbidienza a Dio non significa mirare ad un obiettivo arbitrario di nostra fattura, ma
significa cercare di fare ciò che Egli ci ha comandato di fare. Ci vuole una vita di impegno per
far si che i comandamenti scritti sul nostro cuore rinnovato si traducano in esempi di carne e
sangue di quella matura ubbidienza che richiede la Legge morale.
Per assisterci in questo grande comp ito, Dio ci ha dato il Suo Santo Spirito, con il quale
dobbiamo cooperare con tutto noi stessi.
(Maurice Roberts, in The Banner of Truth, Marzo 2002, numero 462, p. 1. Traduzione
di Paolo Castellina).
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 21 gennaio 2009 )
 

Commenti  

 
0 #1 Enrico Parizzi 2010-05-25 08:23 Ho alcune perplessità in merito a questo scritto.
Fin dall'inizio, l'autore si preoccupa che la libertà non divenga licenziosità. Trovo bizzarro che si affermi che Dio ci ha dato la più grande libertà e contemporaneame nte che ci pone dei limiti: che figura ci fa Dio? L'autore fa l'esempio di un giovane e del genitore: ma allora, Dio non ci vuole mai adulti?
Questa considerazione, per quello che mi riguarda, mette in crisi le fondamenta stesse dell'articolo.
A questo proposito, mi viene in mente, ad esempio, Ebrei 10 vv. 1-18, o ancora, più facile per me da capire, il bellissimo testo di Lutero La libertà del cristiano, di cui riporto qui un capitoletto:
Citazione:
IX. Quando ora l?uomo dai comandamenti ha imparato e sentito la sua impotenza e si domanda angosciosamente come possa soddisfare ai comandamenti; poiché il comandamento deve essere osservato, o egli deve essere dannato: egli è allora veramente umiliato e annichilito nel suo proprio giudizio, e non trova nulla in sé per cui possa diventare pio. Allora viene l?altra Parola, la promessa divina, e dice: Vuoi tu adempiere tutti i comandamenti, essere liberato dai tuoi cattivi desideri e peccati, come i comandamenti impongono ed esigono? Guarda, credi in Cristo, nel quale io ti prometto ogni grazia, giustizia, pace e libertà. Se credi, hai; se non credi, non hai. Poiché quello che ti è impossibile con tutte le opere dei comandamenti, che son molte, eppure di nessuna utilità, ti divien facile e breve per mezzo della fede. Poiché ho riassunto ogni cosa nella fede, onde chi l?ha deve avere ogni cosa ed essere beato; chi non l?ha non avrà nulla.
Così le promesse di Dio danno ciò che i comandamenti richiedono, e compiono ciò che i comandamenti esigono; affinché tutto appartenga a Dio, comandamento ed esecuzione. Egli solo comanda; egli solo anche adempie. Perciò le promesse di Dio sono le parole del Nuovo Testamento, e sono contenute anche nel Nuovo Testamento.
Citazione
 

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