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(Tratto da "Riforma" del 29 febbraio 2008)  SABATO 16 Febbraio 2008, ore 9: pronti si parte... destinazione valli valdesi. C'è molta emozione, per molti di noi della Chiesa valdese di Verona è la prima volta che si viaggia nei luoghi storici della nostra chiesa. C'è molta curiosità ma anche molta voglia di stare insieme. Il pastore Vito Gardiol per un anno intero ha raccontato ai bambini della nostra scuola domenicale la storia dei valdesi e del Glorioso Rimpatrio...
e ora c'è la possibilità di andare a vedere dove e come vivevano, dove pregavano e per alcuni di noi è un po' come cercare di capire chi siamo oggi, noi valdesi. E i bambini sperano nella neve che qui in città non hanno ancora visto. Arriviamo a Torre Pellice e il viaggio ha già cominciato a dar frutto: abbiamo parlato con fratelli e sorelle di chiesa, cosa che a casa non abbiamo il tempo di fare, noi di città ci troviamo praticamente solo al culto domenicale... Prima tappa del viaggio a Pradeltorno, a vedere il Coulege dei barba. I miei figli sono rimasti impressionati del locale dove i barba si riunivano per imparare a memoria i versetti della Bibbia, d'inverno al freddo, di nascosto perché non potevano predicare con la Bibbia in mano, altrimenti sarebbero stati perseguitati e uccisi. Quanta fede e perseveranza, io dico la potenza dello Spirito. I bambini vanno a cercare i dahu e i chaloun: la pastora Caterina Dupré ha raccontato in viaggio che qui si avvistano, a volte, se si è molto attenti e fortunati... Suggestivo il Tempio di Pradeltorno, dove abbiamo cantato e pregato: non di solo pane vive l'uomo. Abbbiamo bisogno ogni tanto di emozioni così forti, abbiamo bisogno di esempi così significativi e coraggiosi, per non perderci o annullarci nelle cose del mondo.   Ora siamo a Rorà, con i fratelli valdesi del luogo, per una serata speciale: la notte con il falò, per ricordare la libertà concessa nel 1848. Il diacono Dario Tron suona benissimo la chitarra, mi viene in mente la mia giovinezza quando intorno al falò ci si salutava l'ultima sera prima dì tornare in città dopo qualche riunione in montagna, e con un po' di malinconia spero che anche i miei figli abbiano un giorno da ritrovare queste belle immagini tra i loro ricordi. C'è molto freddo, i miei compagni di viaggio Appiah e Alex, ghanesi, non conoscono la montagna, non hanno vestiti adeguati, ma sorridono e si godono lo spettacolo: nel buio della notte il fuoco del falò incomincia a scoppiettare e a riscaldare, i canti ci scaldano l'anima, i fratelli e le sorelle sono estasiati dallo splendore di questo falò. I bambini girano intorno al fuoco lanciandosi palle di neve, felici. E poi ci aspettano con vin brulé e salame fresco al caldo del rifugio del Parco montano... Il ghiaccio sulla strada sembra volerci far rinunciare al culto della domenica, ma invece tra mille peripezie e una coraggiosa staffetta di auto, siamo arrivati tutti e cinquanta in cima al paese di Rorà, nel caldo delle stufe a legna del tempio. La corale di Rorà ci ha accolto con magnifici inni, il pastore Vito Gardiol ha tenuto una predicazione su Esodo 13 e 14 e poi siamo stati letteralmente viziati con una calorosa e accogliente agape alla sala valdese. Lì, nel pomeriggio, abbiamo avuto modo di raccontare la nostra esperienza di chiesa a Verona, multietnica, con culto in due lingue e una nutrita scuola domenicale: abbiamo raccontato che cosa sia per noi «essere chiesa insieme», i nostri fratelli ghanesi metodisti camminano con noi con la difficoltà della lingua, però sempre uniti. I bambini si sono immaginati i dahu e i chaloun, animali delle Valli molto particolari, furbi e strani: li hanno disegnati, così come il falò della sera prima, e piano piano si torna a casa. Qualcuno canta e inneggia al Chievo Verona. Ho dovuto viaggiare alle Valli per conoscere un po' di più miei fratelli di chiesa, torno a casa carica di emozioni forti, non voglio dimenticare, anzi proporrò nuove possibilità di stare insieme: è proprio questo che ci manca in città, non facciamo comunità, non ci si conosce più di quel tanto, non ci si frequenta, non si ha il tempo o la distanza ci scoraggia. Vi voglio bene, rorenghi, ci avete accolto con cura e amore, grazie per la fraterna ospitalità. |