L'origine del movimento valdese risale alla seconda metà del sec.XII e si inserisce, con singolari connotazioni, nella storia del pauperismo medioevale. Non a caso la vicenda di Pietro Valdo (1140 ca./1217 ca,) ha molte analogie con la storia di Francesco d'Assisi (1181 ca,/1226), pur diversificandosi nell'atteggiamento di fronte all'autorità della Chiesa: ricco mercante lionese Valdo (o Valdés), figlio di un ricco mercante umbro il Poverello d'Assisi; entrambi laici, votati alla povertà, entrambi spinti irresistibilmente dal desiderio di seguire il Cristo fra i diseredati della terra, predicando e vivendo l'Evangelo.
Sappiamo che Francesco d'Assisi perseguì la sua vocazione, ma sottoponendosi alla Chiesa, che gli impose di organizzare i suoi seguaci in un ordine monastico, sotto la direzione di un capo: sorse così l'Ordine dei Frati minori. I primi Francescani produssero indubbiamente un risveglio di pietà e di fede, ma furono sottomessi al Papato rinforzandone il potere e, subito dopo la morte di Francesco, l'ideale di povertà assoluta si attenuò sensibilmente.
Il cammino di Pietro Valdo fu ben diverso. Giunto in Italia con un gruppo di "Poveri di Lione", dopo aver anch'egli rinunciato a tutti i suoi beni come più tardi S.Francesco, non rinunciò a predicare liberamente l'Evangelo, malgrado il divieto papale, e successivamente fu scomunicato con i suoi seguaci, venendo accomunato al movimento ereticale dei Càtari e duramente perseguitato.
Il movimento valdese si diffuse rapidamente dalla Provenza in Italia e di qui in Germania e in Boemia: ma la Chiesa combattè i Valdesi, che in molti luoghi subirono condanne al rogo dai Tribunali episcopali. Furono poi in gran numero travolti dalla crociata contro gli Albigesi, nella Francia meridionale, e chi sopravvisse si ritirò, attraverso il Delfinato, nelle Valli del Pellice e del Chisone, ove la tradizione vuole che vi avesse dimora un piccolo popolo di alpigiani, dedito ad una vita semplice e alla lettura della Bibbia. Oggi, quelle vallate nell'alto Piemonte costituiscono le Valli Valdesi.
I Valdesi vissero a lungo fra quei monti, leggendo e predicando la Parola di Dio e cercando di mettere in pratica l'Evangelo, in povertà e in amore. Costituivano dei gruppi guidati da un Anziano e inviavano in missione, due a due, i loro predicatori, detti Barba. Quando si sparsero le prime notizie sulla Riforma che era esplosa in Germania, alcuni Barba furono inviati per assumere informazioni su ciò che stava accadendo. Di ritorno, i Barba si dimostrarono concordi con quanto avevano udito e nel 1532 fu indetto un grande Sinodo a Chanforan, cui parteciparono anche tre Riformatori venuti dalla Svizzera, fra i quali Guglielmo Farel. Il Sinodo decise di aderire alla Riforma e come segno di solidarietà, si raccolsero i fondi per tradurre in francese la Bibbia.
L'adesione alla Riforma determinò nel popolo Valdese una vivace ripresa di vita spirituale ed ecclesiastica, ma questa professione di fede provocò l'inizio di grandi persecuzioni.
La prima repressione cominciò con il Duca Emanuele Filiberto, che organizzò una spedizione contro i Valdesi: la loro eroica difesa convinse però il Duca a concedere la libertà di culto (Trattato di Cavour, 1561).
Circa un secolo più tardi, Carlo Emanuele II riprese la repressione e fu organizzata in segreto una spedizione agli ordini del Marchese di Pianezza, che si concluse con un atroce massacro della popolazione (le Pasque Piemontesi, 1655). Dopo il primo sgomento, Gianavello, un giovane montanaro, predispose la resistenza e la stessa Europa si mosse in favore dei Valdesi, inviando ambasciatori al Duca di Savoia. La pace fu conclusa nello stesso anno.
La terza e più grave repressione si ebbe dopo la revoca dell'Editto di Nantes (1685). Luigi XIV sterminò i Valdesi del versante francese e impose al Duca Vittorio Amedeo II di estirpare l'eresia dai suoi Stati. Dopo violenze di ogni tipo, il Duca concesse ai Valdesi di espatriare in Svizzera: decimati e sfiniti, tre colonne di Valdesi si avviarono, al principio dell'inverno, verso l'esilio (1686).
Dopo tre anni, con l'aiuto dei Paesi Bassi i Valdesi, guidati dal pastore Enrico Arnaud, riuscirono a rientrare nelle loro Valli, malgrado la resistenza armata delle truppe del Duca: Vittorio Amedeo II si decise allora ad inviare proposte di pace e concesse che i Valdesi si ristabilissero nelle Valli ("il glorioso rimpatrio", 1689).
Successivamente essi rimasero alle Valli, ma con molte gravose restrizioni, salvo nel breve periodo napoleonico.
Questo lungo e doloroso periodo avrà termine il 17 febbraio 1848, quando Carlo Alberto, con le Lettere Patenti, concesse ai Valdesi i diritti civili e politici. Il mese seguente, lo Statuto Albertino confermerà che la religione di Stato rimaneva la religione cattolica romana e gli altri culti erano solo "Culti ammessi", ma i Valdesi avrebbero potuto professare liberamente la loro fede e insegnarla ai propri figli, godendo dei medesimi diritti civili e politici di tutti i cittadini italiani. Fu con grande esultanza che il popolo valdese espresse la sua riconoscenza a re Carlo Alberto, anche se non si trattava certo della libertà religiosa quale oggi viene intesa.
Si dovrà infatti arrivare alla Costituzione della Repubblica Italiana (1948) per vedere sancita la piena parità di diritti e doveri (art.8). In base alla Costituzione, la Chiesa Valdese insieme alla Chiesa Metodista nel 1984 stipulerà con lo Stato una Intesa che definirà i rapporti reciproci, senza oneri per lo Stato e senza privilegi per la Chiesa (Legge 449). Successivamente la Chiesa Valdese accetterà anche il contributo dell'IRPEF sottoscritto dai contribuenti (8 per mille), devolvendolo però esclusivamente a progetti socio-culturali in Italia e nel Terzo Mondo.
Nell'Ottocento i Valdesi iniziarono ad espandersi nelle principali città della Penisola italiana e in Calabria: qui rimangono tracce della loro presenza e della loro opera di evangelizzazione, ma furono duramente perseguitati.
Vennero fondate due importanti istituzioni: 1) la Facoltà Valdese di Teologia a Roma (con un primo inizio nel 1855 a Torre Pellice, capoluogo delle Valli Valdesi, come "Scuola Teologica" e, dopo un trasferimento di sede a Firenze, come Facoltà Universitaria a Roma, dal 1922); 2) con un analogo percorso, iniziato nel 1855 a Torre P. e seguito da una lunga permanenza a Firenze, la Casa Editrice "Claudiana", che si stabilì definitivamente a Torino dal 1955, con librerie a Torre P., Milano, Firenze, Roma e nella stessa Torino.
Furono aperti collegi e scuole per ragazzi, opere sociali in campo sanitario e assistenziale. Fra il 1946 e il 1951, per iniziativa di un coraggioso giovane Pastore, venne edificato il villaggio ecumenico di Agape, mirato a raccogliere la gioventù di ogni confessione e di ogni Paese in campi di studio e di aggregazione.
Amministrativamente, la Chiesa è retta dalla "Tavola Valdese", presieduta dal Moderatore: i membri della Tavola e il Moderatore sono eletti dal Sinodo, che si riunisce annualmente ed è composto al 50% da Pastori e al 50% da laici. La Tavola ha fra l'altro il mandato di rendere operanti le decisioni Sinodali. I temi di più difficile soluzione, vengono proposti allo studio delle comunità e riportati in Sinodo l'anno dopo.
Con il Sinodo del 1962, è stato aperto l'accesso al Pastorato femminile.
La Chiesa Valdese, fondata sulla teologia calvinista, è aperta allo studio di tutte le nuove istanze teologiche e, specie dopo il Concilio Vaticano II, è particolarmente impegnata in campo ecumenico, oggi esteso al dialogo interreligioso. |