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La rivoluzione religiosa del XVI secolo scaturì da una complessa serie di concause: dalla corruzione della Chiesa e della Roma papale alle nuove tendenze intellettuali e spirituali, dalla secolarizzazione del pensiero dovuta al sorgere delle Università e favorita dall'invenzione della stampa, agli ideali Rinascimentali e alle spinte politico-sociali che ne derivarono.
Alla decadenza della Chiesa aveva già contribuito in modo determinante il Pontificato di Bonifacio VIII, che con la Bolla "Unam Sanctam" (1302) sanciva la subordinazione del potere politico al potere religioso. Il successivo periodo di "cattività avignonese" del Papato (1302/1377), cui seguirono tra il XIV e il XV secolo tentativi conciliari di riforma attraverso una legislazione ecclesiastica innovativa (Concilio di Pisa nel 1409 e soprattutto Concilio di Costanza, dal 1414 al 1418) e i primi movimenti riformatori (Wicliff - Huss - Fratelli boemi e moravi), segnarono indubbiamente una svolta, ma tutt'altro che definitiva. Un nuovo spirito e una nuova mentalità influenzarono la cultura del tempo con il diffondersi del Rinascimento e dell'Umanesimo, ma in Italia, ad esempio, pur aprendosi nella letteratura e nell'arte al recupero della classicità pagana, si evitò sempre una manifesta rottura con la Chiesa. Sarà più tardi Erasmo da Rotterdam (1466/1516), noto per la sua polemica con Lutero sul "libero arbitrio", a tentare un miglioramento della situazione della Chiesa, operando una sintesi fra classicismo e cristianesimo mirata a riformare la Chiesa. Fra i Pontefici che si erano susseguiti all'epoca, tristemente celebri nella storia del Papato, ne ricorderemo tre: Innocenzo VIII, che nominò Cardinale il proprio nipote allora tredicenne, Giovanni de' Medici, futuro Leone X; Alessandro VI, padre di Cesare Borgia e protagonista nelle lotte con la nobiltà romana; Giulio II, il Papa che diede inizio alla costruzione della Basilica di San Pietro, chiamando a Roma Bramante, Raffaello e Michelangelo. Dopo Giulio II, sarà eletto al soglio pontificio Leone X (1513/1521). Leone X, per sopperire alle ingenti spese richieste dalla costruzione della Basilica Vaticana, fece leva sulla dottrina che esaltava le buone opere quale mezzo per ottenere meriti e assicurarsi la salvezza eterna: concesse una indulgenza plenaria a quanti avessero versato alla Chiesa una elemosina proporzionata alle proprie sostanze, appaltando questa concessione ad alcuni alti prelati. Le indulgenze erano originalmente la commutazione delle pene disciplinari della Chiesa in una oblazione in danaro. Coloro che erano pentiti dei loro peccati e assolti in confessione dal sacerdote, dovevano poi dimostrare la sincerità del loro pentimento con una salutare espiazione che poteva, per l'appunto, essere commutata in una offerta. Questo principio, risalente al tempo delle Crociate, generò l'idea che le colpe potessero essere riscattate con una oblazione: si trattava di un condono delle penitenze che accompagnavano l'assoluzione e sembrò anche possibile abbreviare così la penitenza dei propri defunti in Purgatorio. Al tempo della grande Indulgenza indetta da Leone X, molti interessi si intrecciarono (non ultime le relazioni di Papi e Monarchi con la potente e ricchissima casata dei mercanti-banchieri Fugger di Augusta) e il giovane principe tedesco Alberto di Hohenzollern, già titolare di due Vescovadi, per ottenere anche l'Arcivescovado di Magonza, che gli avrebbe fruttato un cumulo di rendite e di poteri, proibito dalla Chiesa salvo una speciale dispensa, promise al Pontefice di vendere in Germania una "grande indulgenza" : metà del ricavato sarebbe stato versato per l'edificazione di San Pietro. La sua richiesta venne accolta e fu incaricato della vendita il domenicano Giovanni Tetzel, convincente predicatore indulgenziale. Fu allora che Martin Lutero (1483/1546), monaco agostiniano già tormentato da un profondo travaglio interiore, decise di intervenire e, seguendo gli usi del tempo, affisse alla porta della chiesa del Castello di Wittenberg le sue 95 Tesi. Era il 31 ottobre 1517, vigilia di Ognissanti.  Ritratti di Lutero, Melantone, Caterina, Staupitz, Federico il Saggio, Erasmo e Giorgio il Barbuto (Umberto Stagnaro) |