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Incontro dei valdesi con la Riforma PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedì 29 maggio 2008

pastore emerito Giulio Vicentini

(sintesi della prima di quattro lezioni tenute alla Università della Terza Età e dell'Educazione Permanente) Verona ,26/03/2008

Incontro del movimento valdese del Duecento con la riforma protestante del Cinquecento                   

Richiamo il programma 2007: Confronto tra Francesco d'Assisi e Valdo di Lione; strade diverse - pur dalla stessa partenza - la lettura del Vangelo, nel cammino delle rispettive opzioni; approvato dalla chiesa (il movimento francescano),  dapprima approvato, poi condannato (movimento valdese).
Proseguendo, ora, illustreremo meglio quanto è avvenuto nel movimento valdese medievale del Duecento fino al suo incontro con la riforma protestante del Cinquecento, all'epoca di Lutero fino al ventennio successivo, in particolare nel 1532.

Cominciamo prima: dal 1218.
Il movimento valdese ha come due anime, in quanto, pur avendo tratti fondamentali comuni, si distinguono in due particolarità i Provenzali (valdesi di Lione e dintorni, nel sud della Francia) e Lombardi (valdesi dell'alta Italia).
Come si conviene tra soci, quando ci sono diversità di opinioni, ci si incontra e si discute.
Così infatti fecero i "lionesi" e i "lombardi" che si incontrarono nel convegno di Bergamo, nel 1218. Tutto ciò l'abbiamo visto e illustrato nell'ultimo incontro dell'anno scorso, il 20 marzo 2007.
Non ci fu rottura, tra i due valdismi, bensì diversità.
Dopo aver chiarito e accettato le differenze iniziali, successivamente il movimento valdese medievale finì col configurarsi sostanzialmente unitario, soprattutto per il subire persecuzione da parte dell'inquisizione.
A partire, dunque, dai primi del Trecento, la distinzione "Lionesi" "Lombardi" perde rilievo. Gli storici parlano di un solo movimento valdese. Se ne può concludere, propriamente, che i "Lombardi", siano considerati, da allora in avanti,i secondi fondatori, dopo Valdo di Lione, del movimento valdese.
Così arriviamo al Cinquecento, all'epoca di Lutero.
I valdesi, nel frattempo, si erano largamente diffusi nelle Puglie  (centri importanti: Faetto e Montaguto, in provincia di Foggia) e in Calabria (specialmente a Fuscalco, Montalto, San Sisto, Guardia Piemontese, in provincia di Cosenza).
Vi si erano stabiliti per successive migrazioni dalle valli del Piemonte, su richiamo di proprietari terrieri, bisognosi di mano d'opera per i loro fondi (conservando fede e culto).
La diaspora valdese si estendeva anche negli Abruzzi, come altresì nell'Italia centrale, e, soprattutto, in Piemonte, sia nella pianura subalpina, sia in alcune vallate delle Alpi Cozie (attuale zona delle Valli Valdesi odierne).
Dal Piemonte la diaspora valdese si prolungava nel Delfinato e di là nelle prospere comunità della Provenza.
Anche le comunità valdesi del mezzogiorno d'Italia dovevano essere spiritualmente vive, poiché da esse provenivano molti "barba' (pastori) e il sovrintendente (chiamato "majoralis") che risiedeva nel Sud, in Puglia e negli Abruzzi.
Un'ampia disseminazione di comunità o gruppi valdesi esiste= vano anche in Svizzera e in Germania.
I "barba" (predicatori e visitatori itineranti, come nella migliore tradizione medievale) tornando da lunghi viaggi, compiuti nella vastissima dispersione valdese in Europa, portarono alle comunità piemontesi e provenzali le prime notizie del movimento di Riforma in Germania e in Svizzera. (Lo sappiamo da molte fonti archivistiche in gran parte anche pubblicate).
Per avere informazioni più precise sugli avvenimenti, un sinodo dei valdesi, riunito nell'alta Val Chisone, nel 1526, dov'erano riuniti 140 "barba", ne mandò due  (Guido Di Calabria e Martino Gonin di Angrogna) in Svizzera e in Germania.
I due inviati speciali del sinodo tornarono con notizie e con scritti di Riformatori. L'interesse di sapere era generale.
Così, un altro sinodo, nel 1530, inviò altri due "barba" (Giorgio Morel e Pietro Masson) fornendo loro una lettera/questionario, contenente domande precise su questioni importanti, allo scopo di ricevere risposte pertinenti.
Incontrarono noti Riformatori: Farei a Neuchatel, Ecolampadio a Basilea, Bucero a Strasburgo.
Per esempio, Morel e Fasson, dicono a Ecolampadio:
Le questioni che vengono sottoposte a te sono per noi molto dubbie e oscure (segue un elenco di 10 questioni).
Alla fine concludono:  In tutte le cose desideriamo essere guidati dallo Spirito Santo per mezzo di te, come pastore di queste, in qualche modo, tue pecore.
Oh volesse Iddio che fossimo tra noi collegati da salda unità!
In tutte le questioni siamo del vostro stesso parere e siamo stati concordi quanto alla fede, differendo soltanto in questo, che per colpa nostra e per la pigrizia della nostra natura, non abbiamo in nessun modo inteso le Scritture tanto rettamente quanto voi.
Perciò siamo venuti a te per essere istruiti, diretti, edificati e ammaestrati. Lo stesso Dio è di tutti.
Al ritorno degli inviati, fu convocato un sinodo generale, nel 1532, in località Chanforan, ampio prato nella val d'Angrogna (un monumento lo ricorda ancor oggi).
Erano presenti i "Barba" della vasta diaspora italiana, specialmente delle Puglie e delle Calabrie, come altresì quelli del Piemonte e della Francia. Era presente anche il popolo. Non mancava il noto riformatore Farei. Il sinodo durò 6 giorni.
Comincia così la Dichiarazione del Sinodo di Chanforan 1532:
Proposizioni che sono state disputate in Angrogna l'anno del Signore 1532, il dì 12 settembre, in presenza di tutti i ministri e anche del popolo.
Seguono 24 articoli,
e conclude:
Nel prendere la presente conclusione siamo stati tutti uniti e d'un medesimo spirito. Le cose sono state disputate pubblicamente, non comandate dagli uomini ma dallo Spirito di Dio, così come stanno veramente.
Vi scongiuriamo, dopo che saremo partiti da questo nostro stare insieme, di non essere discordanti nell' insegnare sia nei riguardi delle predette conclusioni, sia nell'interpretazione della Scrittura.
Sommariamente :
- il giuramento è lecito davanti alle autorità
- la confessione auricolare non è comandata da Dio
- il culto si celebri soltanto in spirito e verità
- il matrimonio non si deve vietare ad alcuno
- la predestinazione a salvezza è insegnamento biblico
- il ministero pastorale stabile sostituisce quello itinerante dei "barba"
- la povertà apostolica deve adeguarsi alla situazione
- i sacramenti sono il battesimo e la S.Cena
Da questa Dichiarazione proviene la Confessione del 1655, tuttora vigente, sottoscritta dai pastori prima della loro consacrazione durante il sinodo annuale a Torre Pellice.
Sono lasciati nell'implicito i 4 punti base del Protestante= simo: solo Cristo, sola Grazia, sola Scrittura, sola Fede.
Neppure a Chanforan (1532) ci fu unanimità, (come a Bergamo).
Due "barba" del Delfinato protestarono. Si recarono in Boemia ed esposero a modo loro ai Fratelli Moravi le deliberazioni del sinodo di Chanforan. I Fratelli Moravi scrissero una lettera rimproverando i valdesi per la deviazione e scongiurandoli a tornare alla dottrina dei padri.
I due "barba" dissidenti si presentarono con la lettera al sinodo di Praly (1533), ma i valdesi scrissero chiarendo il modo in cui le cose erano procedute. I due "barba" si separarono e la dissidenza finì.  
Ultimo aggiornamento ( giovedì 29 maggio 2008 )
 

Commenti  

 
0 #1 gianni 2010-01-22 11:28 Poco si parla, io ho trovato alcuni accenni che la chiesa valdese all' inizio era di fede unitaria e che è passata con la riforma Trinitaria. Vorrei tanto sapere la vostra conoscenza in materia,
Tengo a precisare che anch'io faccio parte della Chiesa Valdese.Grazie
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