Advertisement
logo
Home arrow Meditazioni bibliche arrow Genesi 12,1-9 Geremia 20,1-13
Menu principale
Advertisement
Ultime notizie
I piu' letti
Advertisement
Advertisement
Chi e' online
Abbiamo 22 visitatori online
Advertisement
Genesi 12,1-9 Geremia 20,1-13 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
sabato 05 gennaio 2008

Verona 16-07-2006


A partire dai brani che sono stati scelti possiamo dire che sostanzialmente il Dio della Bibbia è il Dio che chiama.
Di fronte a questa chiamata che Dio rivolge l'uomo a volte risponde, senza indugi, senza ribellione (Abramo è un esempio di questo atteggiamento di cieca obbedienza e con lui, poco prima Noè); altre volte cerca di ignorare la chiamata, di sfuggire a Dio (è il caso di Giona che addirittura cerca nella fuga lontano dal suo paese l'espediente per non dover accogliere l'incarico, certo non facile, che il Signore gli ha affidato); altre volte ancora, c'è da parte dell'uomo una vera e propria rivolta nei confronti di Dio, di un Dio che sembra manifestarsi troppo impegnativo e troppo severo (l'es. che mi viene in mente accanto ad altri è quello di Giobbe, ma anche di Geremia e di molti altri ancora).

Se noi oggi siamo qui, se esiste una comunità di credenti, è indubbiamente perchè Dio ha chiamato e chiama. A volte in modo immediatamente comprensibile, altre in modo difficilmente decifrabile.
Dio chiama perchè vuole che l'uomo sia il suo interlocutore; Dio insomma come non vuole che l'uomo sia solo ma che abbia un aiuto convenevole -come affermato nel 1 cap. della genesi- così non vuole essere un Dio da solo.
E la fede nasce quando Dio chiama; se c'è soltanto l'uomo alla ricerca di Dio, nasce solo la religione, nasce cioè l'idea e la religiosità che più è adatta e conveniente alle esigenze ed alla sensibilità dell'uomo, ma certo non si può parlare di fede nel Dio della Bibbia.

Alla luce di queste brevi considerazioni vediamo ora, a partire dalla testimonianza biblica che abbiamo letto, che cosa succede quando Dio chiama.
Direi che la risposta possa essere costituita da almeno 3 punti che costituiscono l'asse portante e la caratteristica principale del nostro testo.

1 L'elezione. Abramo viene chiamato in mezzo a molti altri che non vengono chiamati; perchè lui e non altri?
Nulla legittima questa scelta, almeno da un punto di vista umano. Abrmo non è diverso da altri, non è un eccezione fra la gente in cui vive. Il fattto che Dio scelga lui è dovuto all'assoluta libertà di Dio ed alla gratuità dell'iniziativa di Dio.

Dio chiama Abramo, non perchè lo ritiene particolarmente giusto o meritevole della sua attenzione ma per sua libera scelta e per affidargli un compito ben preciso: benedire attraverso di lui, tutti i popoli della terra.

Noi come Abramo non siamo chiamati per rivolgere il messaggio dell'evangelo a qualcuno soltanto, a chi vogliamo, verso chi ci pone meno problemi ma a tutti, indistintamente.

Si tratta quindi di un'elezione che non esclude ma che include gli altri. Questo è il senso dell'elezione di Dio, che non agisce come noi nell'allontanare gli altri.


2 Scegliere per Dio non significa privilegiare; certamente Abramo non è privilegiato dal momento che la chiamata da parte di Dio comporta per lui l'abbandono della terra fertile di Ur dei Caldei per andare verso una terra sconosciuta, verso un destino ignoto. E così neppure furono privilegiati Mosè ed i profeti, chiamati ad un destino il più delle volte ingrato, se non tragico, come lo fu per l'apostolo Paolo.

Lo stesso si può dire del popolo eletto, di Israele, che si trova a percorrere un cammino spesso difficile e tormentato come la storia ci ricorda.
Essere eletti da Dio non è dunque sinonimo di privilegio ma segno che Dio ci ha scelti come suoi strumenti per un piano di salvezza, il suo, che riguarda nello stesso tempo noi stessi e gli altri, il tempo presente e futuro, un piano quindi che va ben al di là della nostra esistenza, come si può cogliere significativamente nella vicenda di Abramo.

Questa scelta, questa elezione, quindi, più che avanzamento nella agiatezza e nella tranquillità propria, comporta una rottura. Se Dio chiama dobbiamo partire; a volte nel senso letterale del termine, come lo fu per i nostri padri (costretti ad abbandonare la loro terra per rimanere fedeli a Dio), a volte in senso interiore.
Chi cioè non lascia le proprie sicurezze, la propria scala di valori, i propri punti di riferimento ed i propri pregiudizi, non è stato chiamato, o perlomeno non dal Dio di cui la bibbia ci parla.


3 Il terzo elemento è la promessa.
Dio fa ad Abramo una promessa che ha dell'incredibile: “Io farò di te una grande nazione“ Come?, sapendo -come ci viene detto alla fine del capitolo precedente che Sara era sterile? Su cosa si basa questa promessa? Molto semplicemente su Dio.

Non c'è nulla - a livello razionale - che possa convincere Abramo a partire. (Così come non c'era nulla che potesse convincere Noè della bontà della proposta che Dio gli rivolge).
Anzi potremmo dire addirittura il contrario: ci possono essere una serie di motivi per convincere Abramo a non accettare líinvito che il Signore gli rivolge: la nuova terra non si sa come sia, il luogo stesso verso il quale occorre dirigersi non è precisato, i legami familiari e sociali sono troppo importanti per essere spezzati.
Inoltre la promessa non è al condizionale, non c'è una contropartita come spesso desideriamo o esigiamo nelle promesse che ci rivolgiamo gli uni agli altri (se farai così e così… ti prometto che).

Abramo parte perché crede in Dio, ed è pronto a scommettere la sua vita su quel Dio nuovo e sconosciuto che lo chiama ad un lungo viaggio, che vuole trasformargli la vita.


Nei racconti che precedono la storia di Abramo Dio aveva tentato più volte di rimettere l'uomo sulla strada giusta lasciando alla sua libera volontà se accogliere o meno il suo invito; l'uomo più volte tenta non solo di sottrarsi al suo creatore ma di prendere addirittura il suo posto. Adamo ed Eva tentano di impadronirsi dell'albero della vita, Caino addirittura si arroga il diritto di disporre della vita di suo fratello, nell'episodio della torre di Babele, ancora una volta l'orgoglio spinge l'umanità acredere di poter raggiungere Dio e di diventare altrettanto onnipotente; ogni volta Dio pone l'uomo di fronte ai propri limiti senza peraltro eliminarlo a causa del peccato di cui si è macchiato.

Con Abramo c'è un cambiamento di prospettiva, Dio per così dire cambia strada, sceglie un uomo, un popolo ed entra nella storia umana.
La strada che porta il nome di Abramo è la strada attraverso la quale la grazia di Dio si fa largo in mezzo alla storia degli uomini; una strada che si rende sempre più chiara ed evidente, che rafforza il legame fra il creatore e le creature, che esprime in modo evidente e tangibile l'amore di Dio verso gli uomini.

La strada che porta il nome di Abramo cambierà ancora, diventerà la strada di Gesù Cristo; una strada che vede Dio incarnarsi nella storia umana per dare all'uomo la possibilità di cogliere pienamente la salvezza che gli è donata, una strada che passa attraverso la croce ma che porta alla resurrezione, una strada attraverso la quale Dio cerca una comunione sempre più profonda con la sua creatura.

Se dunque come Abramo, ci sentiamo chiamati a percorrere questa strada, incamminiamoci come Abramo, come Noè, come molti altri testimoni fedeli che lo Spirito di Dio ha suscitato, nel cammino che il Signore ci indica e sul quale ci promette di non lasciarci soli ma di camminare con noi, nonostante i nostri se e i nostri ma, nonostante i nostri sbagli e le nostre debolezze.

Amen

 

Verona 16.07.2006
Reading: Jer. 20, 7-13
Text: Genesis 12, 1-9


Starting from the readings of today we can basically say that the God of the Bible is a God that calls us! If we are here today, if a community of believers exists at all it is because God called and calls his people in all times.
What happens when God calls?
We can divide the answer in three points:

1. Election: Abraham was called, among many others not because he was different or better than others. God chose him and this choice is a matter only of God's freedom.
However this is not an exclusive election, in the sense of something that excludes: God called Abraham in order to assign him a precise task: to bless all people through him, all people of the earth. The choice of a few does not exclude the many.

2. To be chosen by God does not mean to be privileged: Abraham has to leave his land in order to go toward an unknown land, toward an unknown future. Election means breaking with our past life, to leave everything, all our past securities and put all our trust only in God.
To be elected, to be chosen does not offer privileges but means to be chosen as instruments for God's plan of salvation, a plan of salvation that is for us and for the others.

3. the third element is the promise. God makes an incredible promise to Abraham: “I will make of you a great nation”. An incredible promise when we know that Sarah was barren, that she could not have children. On what could God base such a promise? Simply on God himself.

There is no rational reason that can convince Abraham to leave, instead there are only reasons against. It is not clear what he will gain from this departures, if not a promise that holds on no concrete element.

But Abraham leaves because he believes in God and is ready to commit his life to this God that has called him and that wants to fully change his life.

And the road that Abraham walks along is the road through which the grace of God reaches humanity all through history, a road that becomes more and more visible and that shows the bond between the Creator and his creature, a road that fully expresses its direction in Jesus Christ, showing in him all the love of God for all humanity.

So if we feel like Abraham that we have also been called on that road, let us walk like Abraham did, and like many other people of faith did after him. Let us walk along the road that God indicates us and on which he promises us not to leave us alone. He will walk with us, despite all our doubts and questions, despite our weaknesses and our mistakes. He is there with us.
Amen
 
Ultimo aggiornamento ( domenica 06 gennaio 2008 )
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

< Prec.   Pros. >
© 2012 Chiesa Valdese di Verona