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Marco 6,1:13 Testo del sermone di domenica 5 luglio 2009 PDF Stampa E-mail
Scritto da Jonathan M. Terino   
lunedì 06 luglio 2009
"... Poi partì di là e andò nel suo paese e i suoi discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga; molti, udendolo, si stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è data? E che cosa sono queste opere potenti fatte per mano Imagesua? Non è questi il falegname, il figlio di Maria, e il fratello di Giacomo e di Iose, di Giuda e di Simone? Le sue sorelle non stanno qui da noi?» E si scandalizzavano a causa di lui. Ma Gesù diceva loro: «Nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua». E non vi poté fare alcuna opera potente, ad eccezione di pochi malati a cui impose le mani e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi circostanti, insegnando. Poi chiamò a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due; e diede loro potere sugli spiriti immondi. Comandò loro di non prendere niente per il viaggio; né pane, né sacca, né denaro nella cintura, ma soltanto un bastone; di calzare i sandali e di non portare tunica di ricambio. Diceva loro: «Dovunque sarete entrati in una casa, trattenetevi lì, finché non ve ne andiate da quel villaggio; e se in qualche luogo non vi ricevono né vi ascoltano, andando via, scotetevi la polvere dai piedi come testimonianza contro di loro». E, partiti, predicavano alla gente di ravvedersi; scacciavano molti demòni, ungevano d'olio molti infermi e li guarivano."

Care sorelle  e cari fratelli,
Nelle letture del Vangelo e dell’Epistola emerge il tema del modo in cui giudichiamo il successo. Il mondo ha i suoi metri di misura, in genere basati su potere, ricchezza o benessere, ma le Scritture insistono su una posizione contraria. Il successo mondano si esprime come risultato finale, mentre l’Evangelo descrive un processo, dove non c’è un risultato finale. Si tratta di un percorso in atto, che va avanti. L’idea di avere un ministero o una missione di successo è in realtà contraria all’Evangelo. Il ministero è piuttosto un movimento continuo sempre diretto alle persone emarginate, rigettate, cacciate. Tutto nel racconto evangelico indica Gesù che ci chiede semplicemente di prendere il bastone e metterci i sandali ai piedi. Cosa ci dice questo in relazione al nostro modo di concepire gli edifici e stili di vita e atteggiamenti verso le istituzioni ecclesiastiche? Dalla lettura dell’Antico Testamento emerge quanto possano essere pericolose le radici religiose. Nella religione si cela un potere tremendo e il senso di appartenenza derivante da questi legami familiari spesso schiaccia i profeti di Dio. Riflettiamo su coloro che in nome della religione cristiana sono stati feriti e spezzati. Qui non ci sono ‘buone novelle’ o storie facili; non sono né drammatiche né miracolose, ma ci ricordano sobriamente di come la nostra familiarità con Gesù  - le nostre zone di agio con lui – possono accecarci impedendoci di vedere la sua piena realtà. Ci dicono quanto trovarsi in un ministero “sistemato” con tanto di proprietà e le cose ci impedisca di viaggiare leggeri all’unico scopo di concentrarci sugli obiettivi del ministero. I residenti locali pensavano di conoscerlo bene. La familiarità fa perdere il rispetto. Inconcepibile che un Dio nascosto potesse essere all’opera nella realtà quotidiana e ordinaria. Facciamo attenzione: Colui che incontriamo in questi racconti evangelici è il personaggio conosciutissimo dei contesti abituali del nostro culto comunitario. Possiamo restar sbigottiti di fronte alle sue pretese eccessive; egli può restar sbigottito di fronte alla nostra incredulità. Marco ci dice che esiste una priorità più elevata del potere e degli obblighi familiari. Il potere familiare, inteso a favorire l’emancipazione dei figli verso l’età adulta, spesso diventa fonte di oppressione. Molte persone riconoscono questa condizione opprimente, che le costringe a restare entro certi schemi familiari prestabiliti, ridotte allo stato di “figlio o figlia di…”, senza essere nessuno in particolare, sia nei sistemi familiari che nelle famiglie estese, e nelle comunità religiose. La costrizione può essere interiore o esteriore, nella sfera della memoria. La salvezza, liberazione o terapia di certe persone consisterebbe nell’essere riscattate da queste catene. Gesù era stato a predicare per un certo periodo intorno al Mar di Galilea, quando poi decise di tornare al paese natio di Nazareth. Dovunque fosse andato, era stato ricevuto bene, seguito da folle che pendevano da ogni sua parola. Ma la gente di Nazareth l’aveva conosciuto da quando era bambino, e non voleva ammettere che fosse cresciuto per diventare una persona speciale, certamente diversa. Gesù sperimenta il dolore del rifiuto, a partire dalla sua famiglia e dal suo villaggio. Si trova al suo punto debole, “non può” compiere i segni e le guarigioni che aveva fatto altrove, per la mancanza di dialogo tra fede e incredulità. Eppure, la sua missione estesa per mezzo dei suoi discepoli parte proprio da questo punto di rigetto. La sua condizione di rifiutato è risultato della sua scelta di non lasciarsi modellare dalle attese della sua famiglia e dalle radici religiose, ma piuttosto di aprirsi alla volontà generosa del Padre, più urgente dei giudizi familiari e degli attaccamenti. Si sta formando una nuova Comunità in divenire, nel processo di essere guarita dalle ferite del razzismo inflitto e subito, del pregiudizio sessuale e di genere, dalla manipolazione familiare e così via; una comunità che guarisce dal dolore del rigetto, che a sua volta tende la mano verso i rigettati e gli esclusi. Nel corso dei secoli la Chiesa si è lasciata sedurre dal potere e dal successo, ha rigettato quelli che apparivano troppo familiari e ordinari per essere profeti, mentre ha creato l’immagine dei santi e ha elevato la povertà a virtù. Gesù è uno di noi. Sta qui il più grosso pericolo. Non travolge il suo paese con una potenza sovrumana, ma annuncia la parola. È troppo uno di noi per essere creduto. Ecco lo scandalo della particolarità. Proclama un messaggio agli emarginati e a chi ha il cuore spezzato senza l’appoggio di un apparato religioso o le garanzie di un’autorità ecclesiastica. Non abbiamo altra scelta che ricevere la Parola di Dio nella e attraverso la debolezza umana del nostro Signore e dei suoi discepoli. I rigettati hanno un ministero e una missione nei confronti dei malati, i poveri, gli oppressi e i reietti: ecco la nuova comunità.  La polvere viene scossa dai piedi, alla porta degli ostinati (Ezechiele) – un gesto teatrale inizialmente contro i “gentili” viene usato in Israele, per ridefinire l’estensione e il criterio dell’essere popolo di Dio. Il regno sorgente viene visibilmente presentato nella capacità del popolo di Dio di accogliere e incorporare nella comunione anche le persone meno amabili e probabili.

Dear sisters and brothers, Mark 6,1-13
There is a theme appearing through the Gospel and Epistle about how we judge success. The world has its own measurement, usually through power or wealth or prosperity but the scriptures hold the opposite view. The idea of worldly success is an end result However, with the gospel it is all about process. There is no end result. It is an ongoing journey. The idea of having a successful ministry or mission is really contrary to the gospel. Ministry is rather an ongoing movement that is always directed towards those who are outcast, marginalized and rejected. Everything in the Gospel narrative points to Jesus telling us to take simply a staff and the sandals on our feet. What does that say about how we view our buildings and our lifestyles and our attitude to institutions? Recognising how dangerous religious roots can be is a theme that emerges through the Old Testament reading. There is great power in religion and in the sense of belonging coming from these familiar ties  that often crush God’s prophets. We reflect on those who in the name of Christian religion have been broken and hurt. These are not easy, 'good news,' stories here. They are not dramatic or miraculous. They are sobering reminders of how our own familiarity - our own comfort zone - with Jesus may blind us to the full reality of Jesus; and of how being in settled ministry with all of its possessions and property keeps us from travelling lightly with our sole focus on our purpose for ministry. The locals thought they knew him well. Familiarity breeds contempt. It was inconceivable to them that God could be at work in ordinary daily reality. We must beware: the One we meet in these Gospel stories is the well known character we meet in our habitual contexts of our community worship. We may stand amazed and feel his requirements are too much for us to take; he may stand amazed at our unbelief. Mark is telling us something about Jesus which was also part of his instruction to others: there is a higher priority than family power and obligation. Family power, meant to empower one to independent adulthood, frequently becomes a source of oppression. There are many people who can identify with the experience of being reduced to ‘junior’, someone’s child and therefore no one in particular, whether by family systems or extended family or local communities, both outwardly and inwardly, in the reality of the mind and memory. Some people’s salvation, liberation, therapy needs to consist in being set free from such shackles. Jesus had been teaching and preaching throughout the countryside around the Sea of Galilee for some time, when he decided to return to his hometown of Nazareth. He had been well-received everywhere he went, with crowds of people following him, hanging on every word. The people of Nazareth had known him since he was a small boy, and they did not want to admit that he had grown up to be someone special, certainly different. Jesus experiences the pain of rejection, starting from his own family and home town. He is at a weak point, and “can not” perform all the signs and healings he has done elsewhere. And yet, his mission through his disciples starts off precisely from this point of rejection. His condition of rejection is a result of his choice not to be moulded by family expectations and religious roots, but to be open to the Father’s will. A new community is being formed. This community is in the process of being healed from the wounds of racism, gender and sexual prejudice, family manipulation and so forth; a community of people being healed from the pain of rejection who in turn reach out to the rejected and the outcasts. The Church throughout the centuries has been seduced by power and success and has rejected those appearing too ordinary and familiar to be prophets, while creating the images of the saints and extolling poverty as a virtue. Jesus is one of us. Here lies the greatest danger. He doesn’t overwhelm his village with a supra-human power, but speaks the word. He is too much one of us to be believed. It is the scandal of particularity. He proclaims a message to the outcasts and broken hearted without the support of a religious apparatus or the guarantee of ecclesiastic authority. We have no choice but to receive the word of God in and through the human weakness of our Lord and his disciples. The rejected ones have a ministry and a mission towards the sick, the poor, oppressed and rejected ones: here is the new community. Dust is shaken off the feet at the door of those obstinate (Ezekiel) – a theatrical gesture towards the “gentile nations” is used within Israel, to redefine the extension and criterion of being God’s people. The dawning kingdom is visibly displayed in the capacity of God's people to welcome and incorporate into the Christian fellowship even the most unlovely person.  Pastor
Ultimo aggiornamento ( lunedì 06 luglio 2009 )
 

Commenti  

 
0 #2 fossati cristina 2009-07-23 19:48 pastore Jonathan

mi scuso , non voglio essere invadente
ma mi può dire con chi dovrei parlare
nella chiesa valdese di Brescia:
se esiste un archivio dei sermoni
che Lei ha tenuto nell'ultimo anno
à Brescia e se è possibile recuperarne
alcuni

grazie per la comprensione

Pace,

Citazione
 
 
0 #1 E.C. 2009-07-20 18:39 buon giorno in Cristo Gesù
e buon lavoro:

: "Cosa ci dice questo in relazione al nostro modo di concepire gli edifici e stili di vita": CI DICE DI GODERE
DI CIO CHE CI E STATO REGALATO PER VOLONTA SEMPRE DEL PADRE CELESTE SENZA AFFEZZIONARCI TROPPO
" e atteggiamenti verso le istituzioni ecclesiastiche?" : ASCOLTARE DIO E AMARE IL FIGLIO!!

però scrivo per chiederti semplicemente se potrei avere qualche altra tua predica
di quando eri a Brescia x e-mail

che il Suo Braccio Destro ti accompagni sempre!

E.C.
Citazione
 

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